Le start up innovative: norme e agevolazioni per gli imprenditori di domani

Start up innovative

Il successo di un imprenditore dipende certo dalla capacità di percepire con largo anticipo i mutamenti del proprio mercato di riferimento ma anche e, forse di più, dalla capacità nel costruire un business strutturato, organizzato ed evoluto. Pertanto, la nascita di una start up tecnologica, presuppone un’idea fortemente innovativa e, insieme, la perizia nell’attuarla e, talvolta, gli aspetti organizzativi, informativi e gestionali di un’impresa nascente sono complessi ed importanti quanto l’idea stessa.

Fondamentale, poi, che lo stato adotti uno snellimento delle procedure burocratiche perché sia agile il percorso di chi intenda investire e consolidare nuovi business digitali, con la costituzione di una start-up innovativa.

Gli esecutivi che si sono succeduti negli ultimi anni, hanno iniziato a comprendere l’importanza del ruolo di queste, con elevato contenuto tecnologico, nello scenario produttivo del nostro paese. 

Un’importanza che andrà oltre più che sensibile contributo in termini di crescita dell’occupazione e dell’economia in generale.

Un’azienda che sviluppa soluzioni innovative, infatti, una volta strutturata adeguatamente, cresce in maniera esponenziale e, solitamente, raggiunge il suo pieno regime nell’arco di due o tre anni, pertanto, l’impianto normativo che ne disciplina la materia, dovrà facilitare questo percorso, consentendole procedure agevolate, specie in questa prima fase. Le norme vigenti, finalmente, tengono in giusto conto tali necessità e, facilitano nascita e sviluppo delle start up innovative, originano grandi opportunità occupazionali.

Ciò che ancora manca, a parere di chi scrive, è il coinvolgimento del settore bancario, il quale non ha ancora inteso dare il giusto supporto finanziario alle imprese innovative. Quando ciò accadrà con ogni probabilità potrà generarsi un grosso volano economico per l’intero Paese.

Infine, prima di passare all’approfondimento della normativa su questo tema, è importante chiarire come, anche le aziende consolidate, già operanti da tempo sul mercato, possano guardare ad esse come una grande opportunità per l’impianto di nuovi rami aziendali, collegati al proprio business, aventi elevato valore tecnologico nel settore dello sviluppo, della produzione e commercializzazione di prodotti o servizi innovativi. 

Normativa start up innovative

start up innovativa

Le start up innovative vengono introdotte nell’ordinamento giuridico italiano grazie al D.L. 179/2012, conosciuto anche come Decreto Crescita 2.0, poi convertito dal Parlamento con la Legge 221 del 18 dicembre 2012. Le ragioni economico-sociali che hanno dato vita a questo istituto, si ricollegano alla necessità di formare una imprenditoria rivolta all’innovazione ed all’occupazione e, insieme, mirante alla mobilità sociale, al rafforzamento di una “relazione costruttiva” con le università ed a favorire l’attrazione di talenti e capitali esteri.

Quando si parla di start up innovative? 

Per start up innovative si intendono le società di capitale, incluso le cooperative, non quotate su un mercato regolamentato, che hanno quale oggetto esclusivo o prevalente della loro attività lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico. Indispensabile, perché una società possa considerarsi tale, che il contenuto innovativo si determini attraverso il possesso di almeno uno dei tre seguenti requisiti:

  • che gli investimenti, in attività di ricerca e sviluppo, debbano essere pari al 15% del maggior valore tra fatturato e costi annui; 
  • che la forza lavoro complessiva debba essere costituita, per almeno 1/3, da dottorandi, dottori in ricerca o ricercatori, oppure per almeno 2/3 da soci o collaboratori, a qualsiasi titolo, con laurea magistrale; 
  • che sia titolare, depositaria o licenziataria di un brevetto registrato ovvero possegga il copyright di un software.

Inoltre, dovranno possedere i seguenti requisiti:

  • società di nuova costituzione o, comunque, con meno di 5 anni di vita e, in ogni caso, successiva al 18 dicembre 2012, data della loro legge introduttiva;
  • sede principale in Italia o, anche, in altro paese dell’Unione Europea ma con una sede produttiva o una filiale in Italia; 
  • nel bilancio di esercizio, il valore della produzione non dovrà superare i cinque milioni di euro; 
  • non dovrà distribuire né aver distribuito utili; 
  • non dovrà provenire da operazioni di fusione, scissione o cessione di aziende o rami di aziende.

Un aspetto importante è che, a differenza delle innovative altre società di capitale, le start up innovative potranno essere costituite anche senza l’assistenza professionale di un Notaio, attraverso l’iscrizione gratuita ad una sezione speciale del Registro delle Imprese. Sarà sufficiente presentare, per via telematica, una autocertificazione che attesti il possesso dei requisiti di legge.

Naturalmente, questo procurerà: 

  • un successivo controllo da parte della camera di commercio competente sul territorio, circa l’effettivo possesso dei requisiti previsti; 
  • l’obbligo di confermarne annualmente il possesso, pena la perdita dello status speciale e delle relative agevolazioni.

Ulteriori agevolazioni sono previste dalla normativa di riferimento: 

  • esonero dal pagamento dei diritti camerali annuali e dall’imposta di bollo;
  • in tema di diritto societario, viene autorizzata l’emissione di strumenti finanziari partecipativi, SFP, e cioè determinate categorie di quote di capitale che, cedute al pubblico, consentiranno ai soci depositari dell’idea imprenditoriale, di conservare la governance e, dunque, la gestione e l’amministrazione dell’azienda; 
  • proroga dei termini per la copertura delle perdite in caso di riduzione del capitale di oltre un terzo o, anche, al di sotto dei minimi di legge. La normativa intende dare spazio alla fase progettuale della start up innovative, per consentirle di completare il proprio percorso di crescita fino alla produzione dei primi ricavi, senza intervenire sul capitale;
  • esonero dall’obbligo di apposizione del visto di conformità per la compensazione dei crediti IVA fino ad un determinato importo; 
  • disciplina del lavoro flessibile, adeguata all’esigenze dell’impresa, giusto i dettami dello smart working;
  • facoltà di remunerare il personale in modo flessibile: una parte definita e, l’altra, legata al rendimento;
  • possibilità di remunerare con quote di partecipazione al capitale sia i propri collaboratori, stock option, che i fornitori/consulenti di servizi esterni, work for equity. Il reddito derivante dall’assegnazione di tali strumenti non produce imponibile in capo ai percettori, né ai fini fiscali, né contributivi; 
  • detrazioni fiscali, ai fini irpef o ires, pari al 40% del valore dell’investimento effettuato da persone fisiche o giuridiche nel capitale delle start up innovative; 
  • raccolta di capitali per finanziare lo sviluppo dell’attività attraverso campagne di equity crowdfunding su portali online autorizzati;
  • accesso al credito semplificato mediante il fondo pubblico di garanzia per le piccole e medie imprese; 
  • in caso di mancato successo dell’iniziativa, potranno contare su una più snella procedura di liquidazione. Esse sono, infatti, assoggettate in via esclusiva alla procedura di composizione della crisi da sovra-indebitamento;

Ultimata con successo la fase di avvio, le start up, non potranno più accedere alle agevolazioni previste dalla normativa specifica ma, trasformandosi in PMI, Piccole e Medie Imprese innovative conserveranno una buona parte delle precedenti agevolazioni.

La normativa vigente prevede, per le start up innovative, diverse forme di finanza agevolata (Smart & Start Italia, Credito di imposta Ricerca e Sviluppo, etc.) che garantiscono un supporto finanziario adeguato, finalizzato allo sviluppo del progetto imprenditoriale.

Sarà importante, in un prossimo futuro, aggiornarne costantemente la normativa perché non si trovino, all’estero, maggiori agevolazioni. Diversamente, la scelta di investire altrove, da parte dei nuovi imprenditori darebbe luogo ad un calo della capacità occupazionale e ad una fuga di cervelli innovatori e, dunque, ad una conseguente perdita economica per il Paese.

In definitiva, l’epoca della rivoluzione industriale 4.0 impone di adeguarsi ai cambiamenti e, allo stesso tempo, richiede alle aziende e soprattutto alle istituzioni di contemplare normative che garantiscano l’adeguata preparazione di chi opera nel digitale ed agevolino quanti, in esso, intendano investire in termini di lavoro e risorse finanziarie.

 

Partner

Copy link
Powered by Social Snap