L’etica aziendale: un’esigenza prioritaria per integrare l’automazione e l’organizzazione

Etica aziendale

Ogni azienda che voglia adeguarsi, in maniera responsabile alla spinta tecnologica, dovrebbe contemplare un codice etico, un’esigenza prioritaria per integrare l’automazione. 

I processi di automazione, come si è già detto, rendono le attività più veloci ed efficaci, i procedimenti più semplici e immediati e, ad un tempo, rappresentano un fattore di cambiamento del lavoro umano decisamente importante. 

Ecco perché sarà fondamentale affrontare questi cambiamenti con l’ausilio di un codice etico, che miri all’efficienza dell’azienda e, insieme, al benessere e alla preparazione tecnica dei suoi dipendenti.

Le macchine non possono sostituire, in toto, il lavoro umano, esso è determinante e, infatti, si rendono necessarie, sempre più, nuove figure che ne facilitino l’interazione con gli elaboratori.

L’automazione intelligente prevede l’utilizzo di strumenti software e hardware che rendano il lavoro più semplice ed efficiente e consentano il raggiungimento dello scopo d’impresa a costi ridotti. Naturalmente occorreranno investimenti che, a breve, medio o lungo termine, con la realizzazione dei cambiamenti preventivati, libereranno risorse per altri investimenti strategici, innescando un circolo virtuoso che renderà norma l’aggiornamento costante.

Performance migliori con l’automazione

L’etica aziendale

Come si è detto, l’automatizzazione dei processi procurerà performance più adeguate, una sostanziale riduzione della spesa ed un costante e più attento controllo dei procedimenti e, eliminando la possibilità di errore umano, consentirà di ottimizzare il servizio o il prodotto dell’azienda.

Inoltre, le attività automatizzate, in funzione della scalabilità, potranno aumentare o, anche, ridurre, secondo necessità, in maniera rapida ed efficace il proprio volume. Se lo stesso concetto di scalabilità volessimo applicarlo all’uomo, una volta raggiunto il massimo risultato possibile nelle sue ore lavorative, questi, ove occorra incrementare la produzione, dovrà essere affiancato da un supporto. Ciò comporterà selezionare altro personale, affiancarlo, come si è detto, alla risorsa responsabile dell’attività e attendere il tempo necessario perché si renda autonomo. 

Nell’altro caso, invece, sarà sufficiente assegnare alla macchina un tempo maggiore da destinare a quella specifica attività o, laddove risultasse necessario un lavoro in parallelo che assorba i maggiori volumi, acquisire un nuovo automa. Infatti, un software può essere facilmente replicato, lavorare h24 e garantire velocità e precisione nelle attività di sua competenza.

La questione etica: le 5 sfide principali

Dalla vita privata al lavoro, ovunque, lo sviluppo vorticoso dell’intelligenza artificiale evidenzia una questione etica. Le prime incognite a cui dobbiamo risposte adeguate sono come procedere nella programmazione e nella implementazione della AI e come affrontare i cambiamenti che ne derivano.

Sociologi ed esperti dei fenomeni e delle tendenze collegate alla innovazione digitale, hanno evidenziato cinque principali sfide etiche. Esse riguardano: il rapporto tra fiducia e controllo che intercorre tra l’essere umano e l’AI; lo spostamento dei carichi di responsabilità conseguente alla sostituzione dell’attività umana; il pericolo che, detta sostituzione, riduca la possibilità di scelta dell’uomo; la possibile conseguente svalutazione delle competenze e capacità dell’uomo; l’alea che, la macchina, possa replicare errori e difetti umani e non soltanto le qualità.

E, dette sfide, vanno vinte se si vuole evitare una tecnologia gestita male e fuori controllo:

Quanta fiducia accordare alla macchina?

 

Nel rapporto con l’intelligenza artificiale, l’uomo, dovrà considerarne la diversità: mancanza di sentimenti, di idee, di intuizioni. Essa è la mera esecuzione di un compito. Quanta fiducia le dovrà accordare e, di contro, quanto possibilità di controllo dovrà conservare? 

Chi sarà responsabile di eventuali errori dell’automa?

 

In considerazione dello sviluppo esponenziale delle applicazioni di AI e della conseguente diminuzione della responsabilità dell’uomo, laddove si verificasse una disfunzione, chi ne dovrà rispondere tra il programmatore, il produttore o il proprietario? Questi, altri interrogativi da risolvere, certamente non facili, anche in considerazione della diversità di norme ed ordinamenti tra stato e stato. 

Chi dovrà scegliere?

 

L’aumento di fiducia e di deleghe che l’uomo trasferirà alla macchina, ne accrescerà il potere decisionale e, specularmente, lo ridurrà nel delegante. Si pensi, ad esempio, ai sistemi di domotica e agli assistenti vocali ‘intelligenti’, che regolano illuminazione, riscaldamento ed altro negli appartamenti, anche se in base a parametri impostati dall’uomo. Ecco un’altra fondamentale questione che necessiterà dell’intervento del legislatore che, con l’ausilio dell’esperto, dovrà tracciare il confine separatore tra l’utilità di affidare compiti e funzioni e la perdita di controllo sui medesimi. 

Svalutazione o perdita delle competenze e capacità umane

 

Naturale conseguenza dell’aumento dei livelli di automazione e di fiducia nei confronti della intelligenza artificiale, sarà lo svilimento di alcune competenze e capacità dell’uomo. Si pensi, in particolare, ad alcune attività artigianali, dall’idraulica alla carpenteria, alla realizzazione di manufatti, esse, una volta automatizzate, non saranno più trasmesse dal mastro al lavorante e, questi, non imparerà il mestiere. 

Trasferimento, alla macchina, degli errori e delle imperfezioni proprie dell’uomo

 

L’uomo che, della macchina, è l’ideatore ed il programmatore, potrà trasferirle le proprie imperfezioni? Discriminazioni di razza, di religione, di genere, potranno essere trasmessi, dal sistema che li ha ricevuti, senza alcun filtro, etico o anche solo razionale.

La scienza e la tecnologia non hanno sentimenti, si è detto, né intuizioni. Esse, non sono buone né cattive: chi le determina è l’uomo, attraverso il modo in cui le impiega, pertanto, quando si considerano i rischi da affrontare nel campo dell’AI, sarà bene ricordare il manifesto di Bertrand Russell ed Albert Einstein, contro il pericolo del nucleare, datato 1955 e, il più recente monito del fisico polacco Rotblat, che, nel ritirare il Nobel per la Pace del 1995, dichiarò: “Ricordatevi della vostra umanità e dimenticate il resto”. 

La questione etica è parte integrante della trasformazione digitale

Queste sfide rappresentano i presupposti di cui tener conto nel dare vita ad un codice etico aziendale e definire specificità e limiti circa l’utilizzo di automazioni intelligenti che supportino o sostituiscano il lavoro dell’uomo. Nell’implementare soluzioni di automazione intelligente è d’obbligo considerare le implicazioni etiche legate a questo tema perché, la digital trasformation, rappresenta una rivoluzione del rapporto imprenditore-dipendenti e, aumentarne la consapevolezza nel sottoposto come nei vertici dell’organizzazione aziendale, sarà di grande importanza ai fini del risultato.

La tecnologia può rappresentare un rischio, ma se la si approfondisce e la si comprende si rivelerà essere un’enorme opportunità per aumentare, in maniera esponenziale, la competitività di un’azienda.

La questione etica sarà, dunque, parte integrante della formazione del lavoratore e dovrà mirare a conservare le figure professionali di oggi e costruire quelle del futuro.

Si può analizzare questa questione guardando ai risvolti su basi temporali brevi o più lunghe:

Il problema a breve termine è la cosiddetta riorganizzazione etica

Essa riguarda i lavoratori sostituiti, nella loro mansione, da soluzioni intelligenti. L’azienda porrà in atto un percorso di recupero professionale che segua il trend di trasformazione digitale. Essa dovrà applicare in modo corretto le politiche di change management in modo da garantire la comprensione delle attività da svolgere e favorire la riqualificazione dei lavoratori.

 

Il problema a medio e lungo termine riguarda la formazione dei giovani in funzione del lavoro di domani

Molte Università stanno adeguando facoltà e programmi a questo cambiamento epocale e le istituzioni dovranno favorire sempre di più l’allineamento dell’istruzione al vorticoso rinnovarsi delle tecnologie. La flessibilità richiesta dal mondo del lavoro, premierà i sistemi formativi che riusciranno ad adeguarvisi più velocemente.

Così, all’inizio del 2019, Linkedin ha sottolineato la maggiore importanza delle soft skills più richieste nel mondo del lavoro. Questa analisi evidenzia l’importanza di creatività, persuasione, collaborazione, adattabilità e gestione del tempo, rispetto alle hard skills legate alle cosiddette competenze verticali e, dunque, ad un ambito specifico e di settore.

Le soft skills, è facile intuirlo, sono le attitudini proprie dell’uomo non replicabili in un automa.

L’etica professionale, nell’epoca dell’industria 4.0, dovrà porre l’accento sul loro sviluppo e consolidamento finalizzato all’adeguamento dell’istruzione ed all’adozione di corrette politiche di change management e formative. Ciò faciliterà l’integrazione tra uomo e automa, in un mondo inesorabilmente proiettato al digitale.

Un’evoluzione tecnologica, dunque, che coniughi etica, efficienza e sicurezza è tra i principali obiettivi che dovranno porsi aziende ed istituzioni in un prossimo futuro e, riuscirvi determinerà consapevolezza e responsabilità e nulla sarà lasciato al caso.

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