RPA Robotic Process Automation la nuova rivoluzione industriale

RPA

La sigla RPA è l’acronimo di Robotic Process Automation una tecnologia nuova ma che ha già avuto grande sviluppo e che, gli studi di settore vedono in crescita esponenziale negli anni a venire.

Essa permette ad un automa di ripetere task svolti dall’uomo in modo automatico e certamente più veloce. Consente, inoltre, che le attività standardizzabili, ripetitive e con volume tale da giustificare l’investimento, possano essere rivisitate con specifiche soluzioni di automazione.

Analizzando ciascuna voce dell’acronimo, avremo:

RPA

Robotic

Questa parola indica le piattaforme già consolidate sul mercato che permettono la registrazione e, quindi, la ripetizione di attività svolte sul desktop. Ne consegue che, dall’ambito della RPA vengano escluse le attività non digitali e le catene di produzione. Le prime, perché in alcun modo la RPA potrà automatizzare schemi fornitile su supporti cartacei, le altre, perché rientrano nel settore della automazione robotica.

Le piattaforme più note, secondo uno studio della Gartner Inc, vengono distinte in leader di mercato e follower.   

Ad ogni modo Uipath, Bluprism e Automation Anywhere sono, oggi, i leader del mercato. Essi producono piattaforme in continua evoluzione che, considerando l’affidabilità, gli investimenti richiesti e le best practices che rappresentano, sono certamente adatte alle multinazionali o, comunque, ad aziende di grande respiro. 

Le altre società, i cosidetti followers, si orientano verso le piccole e medie aziende, oppure si specializzano su servizi verticali o ancora prevedono un’installazione con acquisto di licenze “perpetue” e conseguente maggior ammortamento dell’investimento e contenimento dei costi di manutenzione annuali, permettendo all’impresa di avvicinarsi con spese più sostenibili alla nuova tecnologia.  

Nella definizione delle competenze richieste per strutturare un team RPA, si avrà necessità di analyst, che organizzino funzionalmente i task/processi; di architectural designers che si occupino di identificare la piattaforma più adatta e trasferiscano, poi, le informazioni raccolte ai programmatori; di subject matter expert (SME), ad esempio coloro che impostano le infrastrutture tecnologiche e, infine, di project manager (PM), che battano il tempo per deliverare on-time e on-budget.

Si tenga conto che le piattaforme di RPA sono basate su diversi linguaggi di programmazione (C#, VB, Java, C++, Python ecc.). Alcune di esse non hanno necessità, nell’utilizzo, di particolari competenze tecniche, altre, invece, prevedono un maggiore impatto della programmazione per essere adeguate alle diverse esigenze.

Process

Potrà essere semplice e, dunque, un task o particolarmente complesso. Elementi identificativi di un processo E2E, sono il punto di partenza (input) e il punto di arrivo (output) e, indipendentemente dalla complessità dell’attività da automatizzare, bisognerà averne conoscenza specifica.  

Poi, secondo le best practices implementative, approcciare l’RPA con soluzioni “quick win”, scegliendo task semplici e veloci da automatizzare, facilita la comprensione della tecnologia da parte di chi le si avvicina per la prima volta.

La fase successiva è l’automazione dell’intero processo. Essa vedrà l’aumento graduale delle complessità delle attività e la ricerca delle soluzioni più innovative in linea con la piattaforma prescelta. 

Automation

I grossi vantaggi dell’automazione sono la possibilità di ripetere i task riducendo al massimo gli errori e lavorando 24/h.  Anche una banale attività come il download di un file, se automatizzato, riduce modalità e tempo ad ogni avvio. I livelli di automazione variano in base al coinvolgimento dell’uomo. Se l’uomo è coinvolto nella finalizzazione del processo si avrà l’automazione assistita. Se, diversamente, l’intero processo è affidato alla macchina, si parlerà di automazione non assistita.

Questa trasformazione, ormai identificata come digital transformation, ha numerosi vantaggi e si va consolidando negli anni. 

Essa sta avviando una nuova rivoluzione industriale, denominata 4.0. Ora, prima di approfondirne le note caratterizzanti, ricordiamo i mutamenti che l’hanno preceduta nel tempo:

  • 1.0 contraddistinta dall’invenzione del motore a scoppio, lo sviluppo delle industrie e la migrazione dalle campagne verso i poli industriali;
  • 2.0 dove l’energia elettrica e le catene di produzione garantivano maggiore efficienza e minori costi aziendali e una conseguente maggiore scalabilità;
  • 3.0 contraddistinta dall’avvento del personal computer e dall’avvio dell’era digitale con internet e la derivante globalizzazione del prodotto.

Elementi identificativi della 4.0, sono, invece, l’interconnessione, la disponibilità di enormi quantità di dati e la successiva esigenza di robotizzare, attraverso soluzioni anche di intelligenza artificiale, i processi e l’organizzazione dei dati. Tutto ciò, finalizzato alla hyper efficienza ed alla hyper automazione.

Il processo di trasformazione ha impatto e risvolti anche nel diverso impiego del personale con il ritorno al focus sui soft skills ossia quelle competenze che non sono legate a conoscenze tecniche o funzionali bensì ad attitudini individuali: leadership, collaborazione, problem solving, sopportazione dello stress e capacità di adattarsi al cambiamento. Ed è proprio la duttilità, la top skill che rende, nell’ambito analizzato, l’uomo unico e non imitabile dalla macchina.

La Robotic Process Automation e l’industria 4.0

La Robotic Process Automation e tutti gli altri acceleratori tecnologici, nell’industria 4.0, favoriranno sostanzialmente la valorizzazione del lavoro dell’uomo, demandando progressivamente al robot le attività ripetitive. Questo, il punto focale nella gestione delle risorse umane nell’era della digital transformation.

In sintesi, le soluzioni RPA sono adottate per eseguire attività e transazioni digitali con costi minimi e conseguentemente con un ROI, Return of Investment veloce e realizzabile, specie se si considerano soluzioni “quick win” e, dunque, facili da implementare, anche in pochi mesi.

Abbiamo, così, visto come i processi robotici intelligenti non si limitino a ripetere gli stessi task ma li migliorino sensibilmente, aiutando le aziende a creare valore aggiunto in meno tempo e a costi inferiori rispetto ai metodi tradizionali ed ora, per completare il capitolo sulla Robotic Process Automation, proviamo a raggrupparne i vantaggi, anche attraverso l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, nei seguenti tre obiettivi primari:

  • Piena soddisfazione del cliente, migliore qualità del lavoro con gratificazione dei dipendenti ed appagamento degli shareholders;
  • Innovazione dei processi con conseguente aumento dell’efficienza e della produttività; 
  • Pieno utilizzo dei dati disponibili e massima interazione tra i dipartimenti.
  • Ridefinizione di ruoli, competenze e modalità operative.

Fin qui si è potuto appurare che, le aziende che hanno inteso adottare la Robotic Process Automation, non sono ricorse al licenziamento del personale dipendente bensì hanno assegnato ai lavoratori altri ruoli, spesso più coinvolgenti e di maggior valore aggiunto. Questo certifica come, i system integrator di soluzioni in RPA, debbano assolutamente contemplare competenze di change management e porre l’accento sugli aspetti etici di questa nuova tecnologia, all’interno di un rivoluzionario  modello operativo.

Partner

Copy link
Powered by Social Snap